#WithRefugees

Nihaya aveva 20 anni quando ha lasciato il Libano

Mi chiamo Nihaya e ho 29 anni. Vengo da Chemestar, una piccola città del Libano. Quando ho lasciato il mio paese avevo 20 anni.

Vengo da una famiglia di politici: mio zio era presidente del parlamento libanese e mio nonno era il sindaco della mia città. Mio padre è stato arrestato diverse volte a causa della sua attività politica. Da giovane sognavo di diventare presidente del mio paese, per cambiarlo. Volevo lavorare per i diritti delle donne e l’uguaglianza. Ma nessuno credeva che potessi diventare presidente, perché ero una donna. Nessuno ha mai preso davvero in considerazione i miei sogni.

Mentre studiavo all’università, ho criticato il partito al governo e da allora ho iniziato a vivere in una costante situazione di pericolo. Nel 2006, durante la guerra, sono stata prelevata da tre uomini e trattenuta per tre giorni. Quando sono stato liberata, ero devastata e terrorizzata. Sapevo di non avere altra scelta: dovevo andarmene.

Ho fatto tutti i documenti necessari per ottenere un visto per il Canada, dove viveva mio fratello, ma non sapevo che il visto avesse una durata limitata. Sono salita su un aereo e ho fatto scalo in Italia, dove mi hanno detto che il visto era scaduto. Non potevo tornare in Libano. Ero bloccata.

La vita in Italia è dura perché sono sola. Mi sto concentrando sui miei obbiettivi, cercando di sviluppare la pazienza. Mi sono laureata in relazioni internazionali con una borsa di studio presso l’Università di Torino, e ora sto facendo un dottorato sull’uguaglianza delle donne. Vivere qui come rifugiata, senza conoscere nessuno e non parlando la lingua mi ha aperto la mente e mi ha aiutato a capire le persone bisognose.

In questa foto ho tre anni e sono a casa mia, con la mia famiglia. Mi ero fatta un occhio nero giocando con mio fratello maggiore. Volevo sempre giocare con i ragazzi, ma non me lo permettevano. Volevo essere come loro fisicamente, volevo essere forte, ma non mi era consentito perché ero una ragazza.

Il mio sogno è di continuare il mio dottorato di ricerca e un giorno insegnare all’università. Perché l’università? Perché è questo il posto dove si può cambiare il mondo.

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